Capitolo 3: Yui Yuigahama è sempre agitata.
3-1
“Fammi indovinare… anche la lezione di cucina è stata un’esperienza traumatica per te, in passato?”
Avevo consegnato una relazione di economia domestica per rimediare al fatto di aver saltato la lezione di cucina, ma alla fine ero stato convocato comunque in sala professori.
Avevo una strana sensazione di déjà-vu. Perché era la professoressa Hiratsuka a farmi la predica?
“Ma lei, professoressa, non insegna giapponese moderno?”
“Sono anche la vostra rappresentante di classe. La professoressa Tsurumi mi ha sbolognato il ruolo.”
Vidi appunto la professoressa Tsurumi che bagnava una pianta ornamentale in un angolo della stanza. La professoressa Hiratsuka le lanciò un’occhiata per poi tornare a guardarmi.
“Innanzitutto, dimmi la ragione per cui hai saltato la lezione di cucina. E che sia breve.”
“Beh, non capisco perché dovrei partecipare alle lezioni di cucina insieme ad altri studenti…”
“La tua risposta non ha senso, Hikigaya. È stato così doloroso essere inserito in un gruppo? O forse nessuno voleva che ti unissi a loro?” La professoressa Hiratsuka mi guardò con aria sinceramente preoccupata.
“No, certo che no. Di cosa sta parlando, professoressa? Stiamo parlando di imparare a cucinare, giusto? Ma se poi non ha riscontro nel modo in cui si cucina nella vita reale non ha senso. Mia mamma cucina da sola. Se ne deduce che la cucina è un’attività da svolgere da soli! Anzi, cucinare in gruppo è proprio sbagliato!”
“Stiamo parlando di due cose totalmente diverse.”
“Professoressa, sta forse dicendo che la mia adorata madre ha torto?! È imperdonabile! Parlare oltre non avrebbe senso! Me ne vado!” Risposi così e mi girai, cercando di andarmene.
“Ehi, non farmi passare per quella cattiva, andandotene così, quando sarei io a dover essere quella arrabbiata!”
Il mio piano era davvero fallito? La professoressa Hiratsuka allungò il braccio e mi prese per il colletto. Stavo per ritrovarmi di nuovo faccia a faccia con lei, tenuto per il collo come se fossi un gattino. Cavolo. Avrei potuto dire ‘Ops♪ che stupidino che sono☆’ mentre le facevo una linguaccia e magari me la sarei cavata.
La professoressa sospirò e colpì la mia relazione con il dorso della mano.
“’Come preparare un curry squisito’… quella parte va bene. Il problema è quello che segue. ‘1. Tritare finemente la cipolla e farla soffriggere. Le cipolle tritate assorbono bene il sapore, proprio come una persona superficiale che viene facilmente influenzata dagli altri,’… Chi ha detto che bisognava aggiungere del sarcasmo? Di solito si aggiunge la carne[1].”
“Professoressa la prego, smetta di comportarsi come se quella fosse una battuta divertente… mi sto vergognando solo a guardarla.”
“Nemmeno io vorrei leggere questa roba. Sai già cosa ti sto per dire: devi riscriverlo.” La professoressa sembrava scioccata, mentre si portava una sigaretta alle labbra.
“Sai cucinare?” mi chiese con espressione stupita, mentre sfogliava la mia relazione.
Questo mi faceva arrabbiare. Qualsiasi liceale al giorno d’oggi è capace di cucinare almeno il curry.
“Sì. Considerando i miei progetti futuri, è normale che sappia farlo.”
“Sei già abbastanza grande per voler andare a vivere da solo?”
“No, non è quello il motivo.”
“Eh?” chiese la professoressa, con lo sguardo che diceva ‘E perché allora?’.
“Cucinare è una abilità necessaria per essere un vero casalingo.”
Nel sentire la mia risposta, batté due o tre volte le palpebre che avevano un filo di mascara.
“Vuoi diventare un casalingo a tempo pieno?”
“Beh, è una possibilità…”
“Non parlare dei tuoi sogni con occhi così marci e squallidi. Dovrebbero perlomeno brillare per l’eccitazione… Così per sapere, come procedono i tuoi progetti per il futuro?”
Visto che non sarebbe stata una gran mossa dirle ‘si preoccupi del suo, di futuro, piuttosto’, mi ritrovai a doverle rispondere seriamente.
“Beh, ho in mente di iscrivermi alla prima università di cui passerò il test.”
“Capisco.” La professoressa Hiratsuka approvò, facendo cenno di sì con il capo. “E che tipo di lavoro intendi cercare, una volta finiti gli studi?”
“Voglio sposare una donna bellissima e raffinata che mi mantenga per tutta la vita.”
“Ti ho chiesto quale lavoro! Uno vero!”
“Ma l’ho già detto: voglio fare il casalingo.”
“Quello che hai descritto si chiama fare il gigolò. È un modo di vivere orribile. Accennano alla possibilità di sposarsi e poi in men che non si dica sono a casa tua e si sono anche fatti un doppione della chiave d’ingresso; per non parlare poi del fatto che portano tutto lì e, quando è il momento di lasciarsi, addirittura si portano via i miei mobili come dei maledetti barboni!”
La professoressa Hiratsuka si sfogò, sottolineando ogni minimo dettaglio. Parlava con così tanta foga che le si era accorciato il respiro e aveva le lacrime agli occhi.
Era troppo commovente… Così commovente che mi venne voglia di tirarle su il morale.
“Non si preoccupi, professoressa! Io non sarò così! Farò i mestieri di casa con cura e diventerò il gigolò migliore di tutti!”
“Che teoria assurda sarebbe?!” (NdT eviterei di parlare di teoria delle stringhe…)
Ero costretto a scendere a compromessi, dato che le mie aspirazioni per il futuro erano state calpestate. Il mio sogno stava per essere infranto, quindi provai a girare a mio favore la discussione.
“Se mi chiama gigolò suona male, ma diventare un casalingo non è una scelta così sbagliata.”
“Ah no?” La professoressa Hiratsuka mi fissò, mentre si appoggiava all’indietro sulla sua sedia scricchiolante. La sua postura esprimeva un ‘Ti ascolto, dimmi tutto.’
“Grazie alla parità dei sessi, è normale che le donne abbiano fatto progressi nella società. Ne è prova il fatto che lei possa fare l’insegnante.”
“Beh, in questo potresti avere ragione.”
Pensavo di avercela fatta. Ora dovevo solo continuare a parlare.
“Tuttavia, basta fare due conti per capire che con tutte le donne che si sono inserite nel mondo del lavoro, altrettanti uomini ne sono dovuti uscire. In fondo il numero dei posti di lavoro è comunque limitato, no?”
“Beh…”
“Prenda come esempio un’ipotetica azienda di cinquant’anni fa, dove il cento per cento della forza lavoro era composta da cento uomini. Se si vuole che ci lavorino cinquanta donne ne consegue che cinquanta uomini debbano cercare lavoro altrove. Se considera la crisi economica, è solo una questione di tempo prima che l’impiego per quei cinquanta uomini diventi un’utopia.”
La professoressa Hiratsuka si strofinava il mento intanto che argomentavo la mia spiegazione.
“Continua.”
“Inoltre, le stesse aziende stanno diventando sempre più indipendenti dalla forza lavoro umana. È un risultato della diffusione dei computer e di internet, mezzi che permettono di raggiungere un’efficienza ottimale, che di conseguenza ha migliorato il tasso di efficienza pro-capite. Se si chiedesse l’opinione comune, certi potrebbero addirittura rispondere ‘È bello che ti dia così tanto da fare sul lavoro, ma è anche un po’ inquietante…’ E poi esiste anche il job-sharing. Più o meno la situazione è questa.”
“È vero, c’è chi la pensa così.”
“E poi gli elettrodomestici si sono evoluti con il tempo e ce ne sono molti più tipi, quindi si ottiene lo stesso risultato a prescindere da chi li usa. Anche gli uomini possono fare i mestieri di casa senza problemi.”
“No, fermo un attimo.” La professoressa interruppe il mio discorso appassionato. Si schiarì la voce e mi fissò all’improvviso. “Non è così facile sapere come usare qualcosa o dove vada messo, quindi… Non è che va a finire sempre come vorresti…”
“Beh, questo però vale solo per lei.”
Oh, yes!
“Cosa?” Si girò improvvisamente sulla sedia e mi rifilò un calcio allo stinco. Faceva malissimo. Poi mi incenerì con lo sguardo. Continuai il discorso, tentando di ammorbidire le mie parole.
“I-Il punto è… quando si considera quanto abbiamo lavorato duramente per creare una società dove si possa vivere senza aver bisogno di lavorare, è assurdo e sbagliato insistere con il lavoro o lamentarsi che non ci siano abbastanza impieghi!”
Era la conclusione perfetta. Lavora e il sistema ti sconfigge. Lavora e il sistema ti sconfigge.
“Già, sei davvero marcio come sempre.” La professoressa sospirò sonoramente. Poi all’improvviso sorrise e scoppiò a ridere, come se le fosse venuto in mente qualcosa.
“Se una ragazza almeno una volta ti facesse provare la sua cucina, sono sicura che cambieresti quel tuo modo contorto di pensare…”
Detto quello, la professoressa si alzò e iniziò a tirarmi per la spalla in direzione della porta.
“U-Un attimo! Che sta facendo? Ahi! Fa male!”
“Torna quando avrai appreso la dignità del lavoro al Club di Volontariato.” Poi, con una presa simile a una morsa sulla mia spalla, raccolse le forze e mi spinse fuori dalla porta.
E proprio quando stavo per girarmi a lamentarmi, la porta si chiuse fragorosamente. Immaginavo significasse ‘Niente domande, obiezioni, rifiuti o altro.’
Poi, nel momento in cui pensavo che a quel punto avrei potuto anche saltare la scuola, il dolore alla spalla dove mi aveva preso la professoressa iniziò a farsi più acuto… Se fossi scappato, sarebbe andata a finire che le avrei prese di brutto.
La persona che mi aveva instillato così velocemente quel riflesso incondizionato era davvero terribile.
Visto che non avevo scelta, decisi di andare a quella specie di club, dove sembrava che una delle attività più gettonate fosse quella di risolvere indovinelli. Si spaccia per un club ma non ho la benché minima idea di cosa comporti farne parte. E inoltre, la presidentessa del club era un vero mistero. Che cosa le aveva preso?
3-2
Come al solito, Yukinoshita stava leggendo.
Dopo il saluto, mi spostai un po’, presi una sedia e mi accomodai. Poi tirai fuori un libro dalla mia borsa.
Al momento, il Club di Volontariato si era trasformato in un Club di Lettura per Ragazzi[2]. Seriamente… Alla fine questo club che faceva? E la nostra sfida? Che ne era stato?
Improvvisamente il suono di qualcuno che bussava alla porta rispose alla mia domanda. Yukinoshita distolse gli occhi dalla sua lettura, piazzando un segnalibro tra le pagine.
“Avanti,” disse, guardando la porta.
“P-Permesso.” Quella voce era lievemente agitata… o forse nervosa? La porta si aprì solo un poco e una ragazza entrò passando da quel varco sottile. Probabilmente non voleva farsi vedere mentre entrava.
I suoi capelli castani, che arrivavano alle spalle, ondeggiavano mentre camminava. I suoi occhi vagarono ansiosamente per la stanza. Poi incontrarono i miei e lanciò un urlo.
Che cos’ero? Un mostro?
“P-Perché c’è qui Hikki?!”
“A dire il vero sarei un membro di questo club.”
O avrei dovuto chiederle “Ti riferisci a me con ‘Hikki’?” Ma soprattutto, chi cavolo era questa tipa?
Onestamente non ne avevo la più pallida idea, ma sembrava la più classica delle liceali, una ragazza appariscente che gioiva della sua gioventù. Ne avevo viste in giro un mare come lei: gonna corta, la camicetta con tre bottoni slacciati, capelli castano chiaro tinti e un fugace sguardo al suo petto rivelò un pendente a forma di cuore su una catenina luccicosa. Quella tenuta sfidava in tutto le regole scolastiche.
Non avevo nulla a che fare con le ragazze di quel tipo, o meglio, non avevo nulla a che fare con qualsivoglia ragazza.
Tuttavia sembrava che lei mi conoscesse. Dubitavo che chiederle ‘Scusa, ma tu chi saresti?’ avrebbe portato a qualcosa di buono.
Notai anche che il nastrino appuntato all’altezza del suo petto era rosso. Nella nostra scuola ogni anno viene distinto da un nastro di un colore specifico. Quel nastro rosso significava che era del mio stesso anno.
Non è che lo notai perché le stavo fissando il petto. È solo per caso che me ne accorsi… Tra l’altro, le aveva davvero grosse…
“Beh, per il momento accomodati pure.” Le avvicinai una sedia con noncuranza, facendole cenno di sedersi. Il mio gesto cavalleresco non era un modo per mascherare il mio senso di colpa. Ovviamente volevo solo farle notare quanto fossi spontaneamente gentile. Dopotutto sono un gentiluomo. Basta guardare quanto bene mi vesto.
“G-Grazie…” Sembrava stupita mentre acconsentiva, e si sedette con grazia.
Yukinoshita, che era seduta di fronte a lei, la guardò negli occhi. “Sei Yui Yuigahama, giusto?”
“S-Sai chi sono?”
Questa tale ‘Yui Yuigahama’ si rinvigorì, come se il fatto che Yukinoshita conoscesse il suo nome le desse un qualche tipo di status.
“Certo che ne sai… Ti ricordi forse il nome di tutti quelli che sono qui a scuola?” le chiesi.
“Niente affatto. Non sapevo nemmeno che tu esistessi.”
“Dici davvero…?”
“Non ti buttare giù, è stata colpa mia. Non ho notato la tua presenza insignificante e soprattutto cercavo involontariamente di distogliere gli occhi dalla tua esistenza. La colpa è della fragilità della mia mente.”
“Stavi forse cercando di consolarmi? È un modo davvero stupido per consolare qualcuno. Alla fine, hai praticamente detto che la colpa è mia.”
“Non stavo cercando di consolarti. Volevo solo essere sarcastica,” disse Yukinoshita mentre distoglieva lo sguardo da me, buttandosi i capelli dietro la spalla.
“In qualche modo sembra… che questo club sia divertente,” disse Yuigahama guardando me e Yukinoshita con gli occhi che le brillavano.
Questa ragazza… Viveva forse nel fatato mondo dei sogni?
“Il tuo commento non è affatto gratificante… E comunque il tuo fraintendimento è estremamente sgradevole.” Gli occhi freddi di Yukinoshita misero Yuigahama sotto stress.
“Ah, no, come dovrei dirlo?” Scuoteva le mani, cercando di negare l’esposizione della precedente affermazione. “Stavo solo pensando che voi due date l’impressione di comportarvi con grande naturalezza! Cioè, Hikki è totalmente diverso rispetto a quando è in classe. Sta addirittura parlando.”
“So parlare, sai. Detto così è un po’…” Ma sembrava davvero così tanto che fossi carente a comunicare con gli altri?
“Ah, è vero. Anche Yuigahama è nella F.”
“Dici davvero?” le chiesi.
“Non mi vorrai dire che davvero non lo sapevi?” mi chiese in tutta risposta Yukinoshita.
Yuigahama sembrava davvero scioccata dalle parole di Yukinoshita.
Oh, cavolo.
Conoscevo fin troppo bene la sofferenza tipica di quando un compagno di classe non si ricorda di te. Quindi, per non far provare a lei lo stesso, provai a rimediare al mio errore.
“C-Certo che lo so.”
“Perché distogli lo sguardo?” mi chiese Yukinoshita.
Yuigahama mi guardò sdegnata. “Non sarà perché non hai amici in classe, Hikki? Cioè, ti comporti in modo strano e fa un po’ senso.”
Adesso ricordavo gli occhi sdegnati di questa ragazza. Certo, anche le altre ragazze della mia classe mi avevano guardato qualche volta come se fossi semplice spazzatura. Doveva far parte di quel gruppetto che stava sempre intorno a quelli del club di calcio.
E che cavolo. Ma allora non era uno dei miei nemici? Cercare di essere gentile era stata solo una perdita di tempo.
“’Sta sgualdrina.” Senza volerlo imprecai sotto voce.
“Cosa? A chi staresti dando della sgualdrina?!” ribatté ferocemente Yuigahama in tutta risposta. “Sono ancora verg… Cavolo! Fa niente!” Arrossì violentemente mentre scuoteva le mani, come per cercare di rimangiarsi quel che aveva detto. Che stordita.
Yukinoshita iniziò a parlare, come per salvare Yuigahama da quella situazione imbarazzante. “Non c’è nulla di cui vergognarsi. Alla nostra età essere verg…”
“Z-Zitta! Che stai dicendo?! È imbarazzante esserlo, per una ragazza di seconda liceo! Dov’è il tuo senso di femminilità, Yukinoshita?”
“Dare valore a una cosa del genere non ha senso.”
Fermi tutti. Non sapevo come, ma Yukinoshita era diventata cento volte più fredda.
“Anche se dici così, a me la parola ‘femminilità’ fa venire in mente solo ‘sgualdrina’,” aggiunsi.
“L’hai detto di nuovo! Dare della sgualdrina a una ragazza è veramente troppo! Quanto sei volgare, Hikki!” ringhiò Yuigahama mentre mi guardava con gli occhi in lacrime.
“Il fatto che ti dia della sgualdrina non ha nulla a che fare con l’essere volgare. E non chiamarmi ‘Hikki’.”
Non era come se mi stesse dando dell’hikikomori[3]? Ah, ma allora lo intendeva come un insulto. Doveva essere un soprannome dispregiativo che mi avevano affibbiato in classe.
Non era un po’ troppo meschino? Stavo per scoppiare a piangere dopo averlo sentito.
Non è bello spettegolare.
Ecco perché dico le cose in faccia, forte e chiaro. Se non le sentono direttamente da me, non potrei infliggere alcun danno!
“Brutta sgualdrina.”
“S-Senti! Questo è veramente troppo! Decisamente disgustoso! Non puoi andare a morire?!”
Nonostante io sia tanto docile da essere irritabile più o meno come le forbici dalla punta arrotondata di Giovanni Muciaccia (NdT. Adattamento), venni comunque costretto al silenzio da quelle parole.
Ci sono molte parole a questo mondo che non andrebbero dette, soprattutto se riguardano la vita degli altri. Se non si è pronti ad assumersi la responsabilità di prendere la vita di qualcuno, allora non si ha il diritto di dire certe cose. Dopo un attimo di silenzio, le diedi una risposta seria, con tono decisamente adirato, col chiaro intento di rimproverarla.
“Prova a dire ancora ‘Vai a morire’ o ‘Ti ammazzo’ e ti sistemo io.”
“Ecco… Scusa, non volevo… Ehi, ma cosa? L’hai appena detto tu! Hai chiaramente detto che mi uccideresti!”
Anche se Yuigahama lo aveva notato, restava comunque una stordita. In ogni caso ero stupito. Sembrava il tipo di ragazza che sapeva scusarsi nel modo corretto.
Sembrava diversa da quel che suggeriva il suo aspetto. Ero sicuro che fosse come le altre ragazze nel suo gruppo, come i ragazzi del club di calcio o come gli altri di quel giro. Pensavo che la sua testa fosse come quei racconti di Ryuu Murakami, sempre piena di pensieri sul sesso, sulle droghe e sul dolce far niente[4].
Yuigahama sospirò leggermente. Essere sovreccitati dev’essere stancante.
“Beh, ecco. L’ho sentito dalla professoressa Hiratsuka, ma… questo club esaudisce i desideri degli studenti, giusto?” Yuigahama ruppe quel breve momento di silenzio.
“Davvero?!” Ero sicuro fosse solo un club di lettura non-stop. Yukinoshita ignorò completamente la mia domanda sarcastica e rispose a Yuigahama.
“Non proprio. L’obiettivo di questo club è dare una mano alle persone. Che quello esaudisca o meno il tuo desiderio sta poi a te deciderlo.” La risposta di Yukinoshita sembrava un rifiuto freddo e distaccato.
“Che differenza c’è?” chiese Yuigahama con espressione dubbiosa. Era la stessa domanda che mi stavo facendo anch’io.
“A un uomo affamato daresti un pesce o gli insegneresti a pescare? Ecco la differenza. In sintesi, un volontario non fornisce il risultato, ma il metodo. Credo che ‘incoraggiare l’indipendenza’ sia la risposta più precisa.”
Il suo discorso sembrava provenire dritto dritto da un testo educativo, quel genere di principio vuoto che ogni cavolo di scuola professava… ‘le attività scolastiche che permettono agli studenti di dimostrare la loro capacità di agire indipendentemente e con gli altri’. Era la mia nuova opinione su questo tipo di perdita di tempo. E poi la professoressa aveva parlato di un qualche tipo di lavoro, per cui pareva che il club agisse per il bene del corpo studentesco.
“Che figata!” esclamò Yuigahama con uno sguardo che diceva ‘Mi hai aperto gli occhi, finalmente l’ho capito!’ Ero lievemente preoccupato che in futuro si sarebbe fatta fare il lavaggio del cervello da qualche setta satanica.
La spiegazione di Yukinoshita non aveva alcuna base scientifica, tuttavia le ragazze con le tette grosse come questa ‘Yuigahama’ spesso erano parecchio… O almeno così dice un’opinione abbastanza comune, ma credo di poter dire che lei ne era un esempio perfetto.
D’altra parte però… Yukinoshita aveva un intelletto acuto, un acume incontrastabile e un seno piatto come il muro.
“Non posso promettere che esaudirò i tuoi desideri, ma per quanto possibile ti aiuterò.”
A quel punto parlò Yuigahama, come se si fosse improvvisamente ricordata il motivo per cui si trovava qui.
“Ah, ecco! Avevo in mente di cucinare dei biscotti…” disse, lanciandomi uno sguardo.
Dovresti saperlo che non sono un biscotto. Capisco che in classe mi trattano come se lo fossi, ma anche se quelle parole hanno un suono simile, restano comunque diverse[5].
“Hikigaya.” Yukinoshita indicò il corridoio con un veloce cenno del capo. “Vattene.” Avrebbe potuto dirlo in modo più gentile. Tipo ‘Dai fastidio agli occhi, potresti andartene? Mi faresti un piacere se non tornassi mai più qui.’
Se dovevano fare discorsi da femmine, allora non ci si poteva fare nulla. Ci sono davvero cose che possono essere affrontate solo tra ragazze. Capivo anch’io quando si parlava di ‘Educazione fisica’, ‘Vietato l’accesso ai maschi’, ‘Classe in uso per una lezione esclusivamente femminile’. Non mi veniva in mente altro.
Chissà che genere di lezioni erano? Quel pensiero ancora oggi mi tormenta.
“Andrò a prendermi una Sportop.[6]”
Devo dire che mi stavo comportando in modo estremamente premuroso. Se fossi stato una ragazza, mi sarei decisamente innamorata di me.
Mentre stavo per aprire la porta, Yukinoshita mi chiamò. Che anche lei avesse qualcosa da dire?
“Per me un succo 100% fragola della ‘Yasai Seikatsu’.[7]”
Ordinare alla gente di svolgere compiti per lei le veniva naturale… Yukinoshita, sei davvero incredibile.
3-3
Non ci avrei messo più di dieci minuti a scendere al primo piano dell’edificio speciale e poi tornare su al terzo. Se me la fossi presa comoda e avessi camminato lentamente, sarebbero dovute riuscire a finire di parlare prima che tornassi.
Non importava che tipo di persona fosse. Yuigahama era la nostra prima cliente. In altre parole, la sua comparsa segnava l’inizio di quella cosiddetta sfida tra me e Yukinoshita.
Beh, non avrei comunque vinto, quindi tanto valeva limitare i danni.
Proprio fuori dal bar della scuola c’era un distributore automatico. Offriva bibite particolari in confezioni da succo di frutta, quel tipo di bibite che non è possibile trovare in ogni negozietto. Sembrava che fossero davvero riusciti a replicare bene i sapori, quindi mi avevano incuriosito.
Ero particolarmente interessato a una bibita specifica chiamata Sportop. Il gusto assomigliava a quello di una comune caramella e sfidava le più recenti mode di avere ‘zero calorie’ o di essere ‘senza zuccheri’. Era davvero buona.
Quando misi due monete da cento yen nel distributore, quello emise un brontolio come fosse un bombardiere e sganciò la Sportop e la Yasai Seikatsu che avevo comprato. Poi inserii un’altra moneta da cento yen e schiacciai il tasto del ‘Otoko no Cafe au Lait’.
Sarebbe stato strano se solo due persone su tre avessero avuto qualcosa da bere, quindi decisi di prendere qualcosa anche per Yuigahama.
Avevo speso in tutto trecento yen, il che voleva dire che avevo perso la metà dei miei averi. Ero troppo squattrinato.
3-4
“Ce ne hai messo di tempo,” disse Yukinoshita mentre prendeva la ‘Yasai Seikatsu’ che le stavo passando. Vi infilò una cannuccia e iniziò a bere. Erano rimaste solo la ‘Sportop’ e l’’Otoko no Café au Lait’.
Sembrava che Yuigahama avesse capito per chi fosse l’’Otoko no Café au Lait’.
“Ah, giusto,” disse, prendendo una moneta da cento yen da un borsellino a tasca.
“Non ti preoccupare.”
Tanto Yukinoshita non mi aveva rimborsato e, soprattutto, l’avevo comprato di mia volontà. Anche se sarebbe stato ragionevole accettare denaro da Yukinoshita, non ero costretto ad accettarne da Yuigahama. Quindi invece che prendere la moneta da cento yen che mi voleva dare, le misi il Café au Lait in mano.
“M-Ma non ti ho restituito i soldi!” Yuigahama provò con ostinazione a darmi la moneta. Sarebbe stato fastidioso discutere sul fatto che mi doveva rimborsare quindi semplicemente andai a sedermi di fianco a Yukinoshita.
“Grazie.” Espresse il suo ringraziamento a bassa voce, ridendo come se fosse felice, mentre teneva il Café au Lait tra le mani.
Di sicuro quello era il più grande ringraziamento che avevo ricevuto in tutta la vita. Ed era costato solo cento yen- Probabilmente con il suo viso sorridente mi stava strapagando.
“Avete finito di parlare?” Soddisfatto, provai a fare in modo che anche Yukinoshita mi mostrasse un segno d’approvazione.
“Sì. Come risultato della tua assenza il discorso è filato via liscio. Grazie.”
Quello era decisamente il peggior ringraziamento che avevo ricevuto in tutta la vita.
“Ottimo, bene così. Quindi adesso che intendete fare?”
“Stiamo andando nell’aula di economia domestica. Verrai anche tu con noi.”
“Nell’aula di economia domestica?”
Era un’aula terribile dove ogni lezione di cucina era divisa in gruppi a scelta libera. Era una vera tortura. C’erano anche coltelli da cucina e piani cottura, ossia oggetti pericolosi e ai quali l’accesso andrebbe ristretto!
“E cosa ci andiamo a fare?”
Insieme alle lezioni di educazione fisica e alle gite scolastiche, le lezioni di cucina erano una delle tre attività scolastiche più famigerate per la possibilità di infliggere traumi. Probabilmente a nessuno piaceva una qualunque di quelle tre. Immaginate ad esempio un gruppo di persone che sta chiacchierando e che va d’amore e d’accordo… Poi immaginate il silenzio che cala all’improvviso nel momento in cui arrivo io… Altro che insopportabile.
“Dei biscotti… Vorrei cucinare dei biscotti.”
“Eh? Dei biscotti?” Non avevo idea di cosa stesse parlando, quindi non riuscii a risponderle in altra maniera.
“Sembra che Yuigahama voglia preparare dei biscotti fatti in casa per qualcuno. Tuttavia non è per niente sicura di riuscirci e vorrebbe il nostro aiuto. È questa la sua richiesta,” spiegò Yukinoshita, risolvendo il mio dubbio.
“E perché mai dovremmo? Perché non ti fai aiutare dalle tue amiche?”
“Beh… E-Ecco, è solo che… Non vorrei che venissero a saperlo perché in quel caso poi mi prenderebbero in giro… Qualcosa di così impegnativo non sarebbe da loro…” Gli occhi di Yuigahama guizzavano in giro mentre rispondeva.
Mi lasciai sfuggire un sospiro.
Onestamente i problemi d’amore altrui non sono facili da affrontare. Piuttosto che sapere chi piace a chi, mi sarebbe molto più utile memorizzare anche una sola parola in inglese. Detto questo, di aiutarla coi suoi problemi d’amore non se ne parlava. E poi non mi interessavano le storie d’amore se non come pura teoria.
Quando ci pensai… Quella chiacchierata seria che avevano avuto… Doveva davvero trattarsi di questo…
Cavolo, che sollievo.
A parte tutto, quando qualcuno soffre per problemi d’amore basta dire ‘Non arrenderti! Andrà sicuramente bene!’ E se invece non è così, allora bisogna dire ‘Quel tipo è davvero il più grande stronzo che esista!’
“Uff.” Sbuffai inavvertitamente quando incrociai lo sguardo con Yuigahama.
“Ah…” Yuigahama guardò in basso, senza parole. Strinse il lembo della sua gonna mentre le spalle le tremavano leggermente. “Ah… Ahahah. È-È strano, vero? Che una come me provi a fare dei biscotti fatti in casa… come se stessi provando a essere una ragazza a modo… Scusa Yukinoshita. Va bene così, non ti preoccupare.”
“Beh, se è quel che vuoi davvero, allora non c’è problema… Ah, ora capisco. Se ti preoccupi di lui, lascia perdere. Non ha quel che si dice un codice etico vero e proprio, quindi lo obbligherò ad aiutarci.”
Sembrava in qualche modo che la Costituzione giapponese non si applicasse al sottoscritto. Che diavolo era questo se non puro sfruttamento?
“No, davvero non ti preoccupare! Cioè, cucinare dei biscotti in fondo non fa per me e sarebbe strano… Ho chiesto a Yumiko e Mari e mi hanno detto che è veramente fuori moda.” Yuigahama mi lanciò uno sguardo di sfuggita.
“È vero. Non mi aspetterei mai che una ragazza vistosa come te si mettesse a cucinare dei biscotti,” disse Yukinoshita come se volesse far deprimere Yuigahama ancora di più.
“G-Giusto! È strano vero?!” Yuigahama rise ansiosamente, come se stesse aspettando una nostra reazione. I suoi occhi rivolti verso il basso improvvisamente mi guardarono, come se mi stesse sfidando. Sembrava che si aspettasse da me un risposta.
“Beh, quel che voglio dire non è… che sia strano, o che non sia da te o che non ti si addica. Semplicemente non me ne può fregar di meno.”
“Dire una cosa del genere è anche peggio!” Yuigahama, esasperata, colpì con forza il tavolo. “Hikki, non ci posso credere! Sono davvero arrabbiata con te. Se solo lo volessi davvero, potrei farcela!”[8]
“Non è una cosa che puoi dire di te stessa. È qualcosa che ti dice la mamma con gli occhi colmi di lacrime per l’emozione. ‘Ho sempre pensato che ce l’avresti fatta se ci avessi anche solo provato…’ Ma ovviamente tu non ci riesci.”
“Beh, sembra che tua madre si sia già rassegnata con te!”
“È una conclusione ragionevolmente valida.” Yukinoshita annuiva con entusiasmo. Intanto Yuigahama aveva le lacrime agli occhi.
Uffa, lasciatemi stare. Anche se ovviamente che qualcuno si rassegni su di te è triste…
Mi sentivo un verme per aver distrutto l’entusiasmo di Yuigahama, che era evidentemente decisa a cucinare quei biscotti. E poi c’era anche la sfida con Yukinoshita.
“Beh, l’unica cosa che so cucinare è il curry, ma ti aiuterò comunque.” Controvoglia le offrii il mio aiuto.
“G-Grazie.” Yuigahama emise un sospiro di sollievo.
“Comunque non ci aspettiamo davvero nulla dalla tua abilità come cuoco. Vogliamo solo che assaggi i biscotti e che ci dica il tuo parere.”
Beh, se era come diceva Yukinoshita ed era richiesto il punto di vista di un maschio, allora quella era una cosa che ovviamente potevo fare. Erano innumerevoli i maschi a cui non piacciono i dolci, quindi il mio aiuto era necessario per cercare di assecondare il gusto di un maschio. Inoltre non ero affatto schizzinoso nel mangiare, tanto che ritenevo che la maggior parte dei cibi fosse squisita.
Forse questo mi sarebbe venuto comodo…
3-5
L’aula di economia domestica era permeata da un aroma di vanillina.
Yukinoshita aprì il frigorifero come se sapesse quel che stava facendo e prese del latte e delle uova. Tra le altre cose, prese una bilancia e una ciotola e iniziò a preparare le uova con uno strano attrezzo da cucina che non conoscevo affatto.
In qualche modo questa superumana[9] perfetta sembrava anche brava a cucinare.
Dopo aver finito velocemente i preparativi indossò il grembiule, come per lasciar intendere che la vera cucina stava per iniziare ora. Anche Yuigahama ne indossava uno, ma sembrava non l’avesse mai fatto, a giudicare da come i lacci erano annodati in modo disordinato e confuso.
“Ti si è ingarbugliato il grembiule. Hai almeno la minima idea di come si indossi?”
“Scusa. Grazie… Aspetta, che hai detto? Almeno a indossare un grembiule ci riesco!”
“Allora vedi di indossarlo correttamente. Se non fai le cose per bene poi rischi di finire come lui, ben oltre il punto di non ritorno.”
“Non usarmi come modo per mettere in riga gli altri. Chi sono? Namahage[10]?”
“Beh, è la prima volta che ti rendi davvero utile a qualcuno, quindi vedi di esserne un po’ più felice… Ah, anche se ti paragoni a Namahage, non ho nulla contro il tuo scalpo, quindi stai pure tranquillo.”
“Non è che mi stessi preoccupando… Smettila. Non guardare i miei capelli con quel sorriso di compassione.” Nel tentativo di evitare il suo sorriso, un’espressione che normalmente non mostrerebbe mai, tirai all’indietro i capelli dall’attaccatura.
Sentii Yuigahama ridere. Come prevedibile stava ancora provando ad allacciarsi il grembiule mentre osservava da lontano lo scambio tra me e Yukinoshita.
“Non hai ancora finito? O forse non ne sei capace? Su, vieni qua, te lo allaccio io”. Yukinoshita roteò gli occhi mentre invitava Yuigahama ad avvicinarsi con un rapido gesto della mano.
“E va bene,” mormorò Yuigahama con un filo di esitazione, guardando prima me e poi Yukinoshita. Sembrava una bimba spaventata e spaesata.
“Muoviti.” Il tono freddo di Yukinoshita spazzò via l’esitazione di Yuigahama. Non sapevo se fosse arrabbiata, ma di sicuro era spaventosa.
“S-S-S-Scusa!” squittì Yuigahama camminando verso Yukinoshita. Che cos’era? Un cagnolino? (NdA. Non conosco cagnolini che squittiscono, ma Hachiman è Hachiman)
Yukinoshita le si portò alle spalle e le allacciò il grembiule in un istante.
“Yukinoshita… Sembri quasi una sorella maggiore, sai?”
“A parte il fatto che mia sorella minore non sarebbe mai stata incapace come te.” Yukinoshita sospirò con espressione dispiaciuta, ma sorprendentemente ero a tutti gli effetti d’accordo con Yuigahama.
Se si mettessero una di fianco all’altra la matura Yukinoshita e Yuigahama con il suo visino innocente sembrerebbero sorelle. In ogni caso davano l’impressione che ci fosse davvero un rapporto di parentela tra loro.
Piuttosto, dato che solo un uomo di mezza età direbbe che non indossare nulla oltre a un grembiule vada bene, pensai che indossare l’uniforme scolastica sotto il grembiule fosse giusto.
¬¬
Col cuore che mi si scaldava al solo pensiero, involontariamente feci una smorfia.
“E-Ehi Hikki…”
“C-Che c’è?” Le chiesi con voce spezzata.
Cavolo, probabilmente avevo un’espressione indecente poco fa. E quella risposta inaspettatamente volgare aumentava l’indecenza.
“C-Cosa pensi delle ragazze che sono brave nelle faccende di casa?”
“Non direi che mi non mi piacciono, ma non è che noi ragazzi troviamo quell’aspetto attraente di per sé.”
“C-Capisco…” Sentendo la mia risposta Yuigahama sorrise sollevata. “Bene! Diamoci dentro!” Si tirò su le maniche, ruppe le uova e iniziò a sbatterle. Aggiunse la farina, poi zucchero, burro e aromi tra cui la vanillina.
Anche io che non ero certo bravo a cucinare capivo perfettamente quanto Yuigahama fosse decisamente incapace. Sono sicuro che lei riteneva che preparare dei biscotti fosse un’impresa stravagante, ma considerando quanto in realtà fosse semplice, era evidente quanto fosse scarsa. Le sue vere abilità erano lì da vedere, non poteva nascondersi.
Tanto per cominciare, nell’uovo sbattuto erano rimasti dei pezzi di guscio. Poi gli aromi non si erano amalgamati col resto. E infine il burro era ancora duro.
Come previsto, aveva scambiato la farina col sale e stava versando la vanillina in una ciotola piena fino all’orlo di latte.
Lanciai uno sguardo a Yukinoshita e la vidi impallidire mentre si portava una mano alla fronte. Anche io che non ero capace di cucinare sentii un brivido lungo la schiena. Per Yukinoshita, che invece era una cuoca provetta, doveva essere un inferno.
“Adesso ci serve…” disse Yuigahama prendendo del caffè solubile.
“Caffè? Beh, credo che se ci fosse qualcosa da berci insieme sarebbe più facile mandarli giù. Non è una buona idea?”
“Eh? Ma non serve mica per quello. È un ingrediente segreto. Ai ragazzi non piacciono i sapori dolci, no?” Yuigahama si girò verso di me mentre continuava a lavorare. Con lo sguardo distolto dalle sue mani, prima che se ne accorgesse si era creato un mucchietto nero in mezzo alla ciotola.
“Ormai non è più un ingrediente segreto di sicuro.”
“Cosa? Cavolo… Beh, basta aggiungere un po’ di farina per sistemarlo.” Detto quello, fece un mucchietto bianco di fianco a quello nero. Poi annegò tutto con un’ondata di uova sbattute, creando un miscuglio infernale.
Partirò dalle mie conclusioni. L’abilità culinaria di Yuigahama era veramente scarsa. Non è che fosse insufficiente, era proprio inesistente. Era ben più che imbranata anche a fare qualcosa di così banalmente normale, non c’era proprio tagliata. Era l’unica persona che non avrei mai voluto come compagna nelle prove pratiche. Era così imbranata che si sarebbe potuta uccidere da sola.
Una volta finito di cuocere, estrasse dal forno delle ‘cose’ nere e bruciacchiate. Già dall’odore si capiva quanto facessero vomitare.
“P-Perché?” Yuigahama fissò quella schifezza con orrore.
“Proprio non capisco… Com’è possibile commettere un errore dietro l’altro…” mormorò Yukinoshita. Mi chiesi se avesse parlato a bassa voce per non farsi sentire da Yuigahama. Comunque se l’era lasciato scappare, forse per impazienza.
Yuigahama prese quello schifo e lo dispose su un piatto. “Magari non sono proprio bellissimi da vedere, ma… non lo sapremo finché non li avremo assaggiati!”
“Hai ragione. Per fortuna abbiamo qualcuno che è qui apposta per fare da assaggiatore.”
Mi scappò da ridere. “Strano che tu commetta un errore simile, Yukinoshita… Questo andrebbe definito più come una prova per del veleno.”
“In che senso veleno!? Veleno… Che siano davvero velenosi?” Contrariamente alla sua risposta decisa, sembrava ansiosa mentre inclinava il capo come per chiedere ‘Cosa ne pensi?’.
Ovviamente risponderle non era necessario. Mi liberai dallo sguardo da cucciolo di Yuigahama e invece mi girai a guardare Yukinoshita.
“Ehi, ma dovrei veramente mangiare ‘sta roba? È uguale alla carbonella che vendono al Joyful Honda.”
“Non dovresti avere problemi visto che non abbiamo usato nulla di non commestibile. Più o meno. E poi..” Yukinoshita fece una pausa prima di continuare, ”ne assaggerò uno anch’io, quindi non ti preoccupare.”
“Davvero? Vuoi dire che allora sei davvero una brava ragazza? O ti piaccio?”
“Ripensandoci, mangia tutto tu e vai a suicidarti.”
“Colpa mia, ero così stupito che ho detto qualcosa di strano.”
Tipico dei dolci[11]… Anche se definire dolce quella schifezza che avevamo davanti era abbastanza dubbio.
“Quel che ti ho chiesto è di fare da assaggiatore, non di dirmi come affrontare una simile prova. Inoltre sono io quella che ha accettato la richiesta. Perlomeno me ne assumerò la responsabilità.” Yukinoshita tirò a sé il piatto. “Se non capiamo cosa c’è di sbagliato non riusciremo ad affrontare il problema nel modo corretto. Anche se questo non implica che sia corretto rischiare per la sete di conoscenza.”
Yukinoshita mi guardò dopo aver preso una di quelle schifezze tutte nere, che avrebbe potuto essere tranquillamente scambiata per un pezzo di ferro grezzo. Sembrava sul punto di piangere. “Vero che non moriremo?”
“Vorrei tanto saperlo anch’io…” le dissi, e poi guardai Yuigahama, che ci stava guardando a sua volta come se volesse partecipare anche lei.
Ottimo. Sarebbe stato un bene se anche lei l’avesse assaggiata. Impara il dolore altrui.
3-6
Riuscimmo a fatica a mangiare i biscotti di Yuigahama. Non era affatto come nei manga, quando ti senti male subito dopo aver mangiato e vomiti. In realtà ti facevano pensare che svenire sarebbe stato un bene da quanto erano disgustosi. Avrei preferito morire di malattia piuttosto che mangiarne ancora.
Un pensiero mi balenò per la testa. Ci aveva forse messo dentro anche degli intestini di pesce? Anche se alla fine facevano solo schifo, non ci avevano uccisi sul colpo. Tuttavia, se si considera il lungo periodo, non sarebbe stato inverosimile ritenere manifestabili i loro effetti carcinogeni parecchio dopo averli ingeriti.
“Che schifo… sono amari, disgustosi…” disse Yuigahama mentre ne mangiava uno con le lacrime agli occhi. Yukinoshita le passò all’istante una tazza di tè.
“Sarebbe meglio se lo mandassi giù bevendo qualcosa ed evitassi di masticare quanto più possibile. Stai attenta a non toccarlo con la lingua. Alla fine è come un potente veleno.”
Non dire cose così brutte come se niente fosse, cavolo.
Yukinoshita versò dell’acqua calda da un bollitore e preparò del tè nero. Dopo che finalmente ognuno di noi ebbe mangiato la sua quota di biscotti bevemmo il tè per liberarci di quel sapore cattivo. Finalmente tornò tutto normale ed emisi un sospiro di sollievo.
A quel punto Yukinoshita iniziò a parlare come se volesse disturbare quel clima sereno che si era venuto a creare. “Bene allora, vediamo di pensare a come migliorare questo risultato.”
“Magari non lasciando mai più che Yuigahama cucini?”
“Sono stata bocciata del tutto?!”
“Hikigaya, quella sarebbe la nostra ultima spiaggia.”
“Ultima spiaggia? Ma allora consideri davvero quella possibilità?!” Yuigahama velocemente passò dall’essere scioccata all’essere indisponente. Avvilita, emise un sospiro con le spalle incurvate. “Credo che cucinare proprio non faccia per me dopotutto… Si potrebbe definire talento? È un talento che proprio non ho.”
Yukinoshita in risposta emise un lieve sospiro, “Capisco. Ho pensato ad una soluzione.”
“Sentiamola.” Le rispose lei.
“Devi semplicemente impegnarti al massimo,” rispose Yukinoshita con calma.
“E la chiameresti una soluzione?” Per quel che mi riguardava quella era la peggiore soluzione possibile. A questo punto però non le restava altro, dato che altre opzioni non ne rimanevano. Purtroppo la conclusione era una sola: non sapevamo più che altro fare.
Per essere schietti, sarebbe stata comunque un’impresa senza senso.
Sarebbe stato tutto più semplice se avesse detto ‘Non c’è speranza, basta così.’ Sforzarsi inutilmente in questo modo era più che futile. Se Yukinoshita le avesse detto che era senza speranza allora lei avrebbe potuto dedicare tutto il suo tempo e i suoi sforzi in altre attività e sarebbe stato decisamente meglio.
“Impegnarsi al massimo è la soluzione perfetta, sempre che lo si faccia per bene.” Yukinoshita parlò come se avesse letto i miei pensieri. Aveva per caso percezioni extra-sensoriali? “Hai detto di non avere talento, vero Yuigahama?”
“Eh? Ah, sì…”
“Liberati da quel preconcetto per favore. Chi non si sforza nemmeno un poco non ha diritto di invidiare chi ha talento. Chi non è in grado di ottenere un risultato non ci riesce perché non immagina nemmeno quanto impegno ci voglia da parte di chi invece ce la fa.” Le parole di Yukinoshita erano dure. Erano così innegabilmente vere che non lasciavano spazio a nessuna obiezione.
Yuigahama era rimasta senza parole. Era probabilmente la prima volta che qualcuno le diceva in faccia la verità. Un’espressione di sconforto misto a panico si dipinse sul suo volto, ma provò a nasconderlo sorridendo.
“M-Ma sai, al giorno d’oggi nessuno fa più queste cose… Decisamente non fa per me.”
Nello stesso istante in cui la risata timida di Yuigahama si affievoliva si sentì il suono di una tazza che veniva appoggiata. Non poteva essere più di tanto forte, eppure risuonò chiaramente, costringendoci a guardare da quella parte. Lì c’era Yukinoshita, seduta, che emanava un aura gioiosa.
“Per favore smetti di cercare di uniformarti a chi ti sta intorno. È incredibilmente spiacevole. Non ti vergogni ad attribuire ad altri la colpa della tua carenza di capacità, della tua goffaggine e stupidità?” Il tono di Yukinoshita era intenso. Era così evidentemente disgustata che anch’io fui preso alla sprovvista e mi lasciai sfuggire un sussulto.
Sopraffatta, Yuigahama divenne silenziosa. Abbassò la testa, quindi non riuscivo a leggere bene la sua espressione, ma il modo in cui la sua mano stringeva il lembo della gonna tradiva le sue emozioni.
Era decisamente brava a comunicare. Dopotutto non bastava un bell’aspetto per frequentare i ragazzi popolari, bisognava anche essere bravi nei rapporti sociali. In altre parole era brava a conformarsi agli altri. Avrebbe potuto anche significare che le mancava il coraggio di essere sé stessa se questo implicava il rischio di finire emarginata.
D’altro canto, Yukinoshita era in qualche modo una persona che va per la sua strada. Non c’era dubbio che sotto quel punto di vista fosse caparbia.
Considerando le loro preferenze quando si trattava di stare da soli, erano due ragazze totalmente diverse. Ragionando su chi avesse più potere, risultava evidente che fosse Yukinoshita la più forte. Era un ragionamento impeccabile.
Yuigahama aveva gli occhi umidi.
“I-I…”
Mi chiedevo se stesse per dire ‘Io me ne vado a casa’. Il tono insicuro e flebile della sua voce faceva pensare che stesse per piangere, e visto che le sue spalle stavano tremando, questo si rifletteva anche sulla sua voce.
“Incredibile…”
“Eh?!” dicemmo io e Yukinoshita in coro. Che cavolo stava dicendo questa? Ci scambiammo involontariamente uno sguardo.
“Parli davvero senza nascondere nulla… È… È veramente figo…” Yuigahama stava fissando Yukinoshita con entusiasmo. L’espressione di Yukinoshita si irrigidì mentre faceva due passi all’indietro.
“C-Che stai dicendo… Ma hai sentito quel che ti ho detto? Sono abbastanza sicura di aver usato parole abbastanza dure.”
“Ma no! Nient’affatto! O meglio, le tue parole erano dure e onestamente mi hanno un po’ stupita.”
In effetti era così. Onestamente non avrei mai pensato che Yukinoshita fosse capace di rivolgersi così a una sua coetanea. Le sue parole erano state così dure che mi avevano profondamente colpito. Ed ero sicuro che Yuigahama fosse molto più che stupita.
“Eppure penso che semplicemente tu sia stata onesta con me. Cioè, anche quando parlavi con Hikki vi scambiavate solo cattiverie, ma in realtà stavate solo dicendo quel che pensate davvero. Io ho sempre e solo provato ad adattarmi e a dire quel che ci si aspettava da me, quindi per me è un po’ come una prima volta…”
Yuigahama non stava scappando. “Scusami. Ci riproverò sul serio.” Dopo essersi scusata, guardò Yukinoshita dritto in faccia.
“…” Sorprendentemente stavolta era Yukinoshita a essere rimasta senza parole. Doveva essere la prima volta che le capitava qualcosa del genere. È strano che ci siano così poche persone in grado di dire la cosa giusta e scusarsi sentitamente. Di solito si arrossisce e ci si arrabbia sul serio.
Yukinoshita voltò la testa di lato all’improvviso e si passo le dita tra i capelli. Quel gesto indicava che voleva dire qualcosa ma che non ci riusciva. Cavolo… Non era davvero capace di improvvisare.
“Insegnale come farli per bene. E tu, Yuigahama, vedi di stare attenta a quel che ti dice.” Dopo che provai a rompere quel silenzio tra loro due, Yukinoshita emise un breve sospiro e annuì.
“Ne farò io un’infornata, così potrai prendere esempio, e poi ti basterà ripetere esattamente la procedura.” Yukinoshita si alzò e subito iniziò a preparare il tutto. Si tirò su le maniche, ruppe le uova in una ciotola e iniziò a sbatterle. Aggiunse una quantità di farina, misurata con precisione, setacciandola e miscelò tutto insieme per evitare che si formassero dei grumi. Poi ci mise zucchero, burro e vanillina.
La sua abilità faceva impallidire quella di Yuigahama. Dopo aver preparato l’impasto in un attimo iniziò a usare degli stampi a forma di cerchio, di stella e di cuore per farne dei biscotti. Aveva già preparato una teglia con della carta forno. Vi dispose con cura i biscotti e li mise nel forno che aveva già preriscaldato.
Passò poco tempo e un profumo ineffabilmente buono si diffuse per la stanza. È facile supporre che quando i preparativi sono svolti in modo corretto il risultato finale si riveli sicuramente buono. Infatti quei biscotti erano davvero invitanti. Yukinoshita li mise su dei piatti e li distribuì.
Dal loro colore era evidente che fossero cotti alla perfezione ed erano decisamente degni di essere definiti biscotti. Erano fatti bene proprio come quelli di mia zia. Meritavano un ringraziamento.
Non appena ne assaggiai uno non potei fare a meno di sorridere.
“Che buoni! Sai che sei una pasticciera coi fiocchi?” Mi lasciai sfuggire quel che pensavo veramente. Non riuscii a evitare di prenderne un altro. Erano ovviamente squisiti. Probabilmente non avrei mai più potuto assaggiare dei biscotti fatti da una ragazza, quindi ne presi un altro. Quelli di Yuigahama non erano vero biscotti, quindi non contavano.
“Sono davvero ottimi… Sei bravissima, Yukinoshita.”
“Grazie.” Yukinoshita sorrise senza traccia di sarcasmo. “Ma alla fine ho solo seguito scrupolosamente la ricetta, quindi dovresti riuscirci anche tu se fai esattamente come me. Se così non dovesse essere, allora probabilmente il motivo è un altro.”
“Beh, ma non potrei usare questi biscotti e non pensarci più?”
“Così perderebbero di significato. E quindi, Yuigahama, vedi di fare del tuo meglio.”
“V-Va bene… Credi davvero che io possa farcela? Che possa fare dei biscotti come i tuoi?”
“Certo, sempre che tu segua la ricetta.” Yukinoshita non si trattenne dall’avvertirla e così ebbe inizio il secondo tentativo di Yuigahama.
Proprio come una rielaborazione della versione di Yukinoshita, Yuigahama usò la stessa procedura e gli stessi passaggi. Beh, a dire il vero stava solo ricuocendo i biscotti… che bella battuta. Sono sicuro che una volta rielaborati saranno anche parecchio saporiti. Continuavo a fare battute su battute.[12]
Però…
“Yuigahama, non si fa così. Prova a fare un movimento circolare quando setacci la farina. Un cerchio. Ho detto un cerchio. Mi capisci? Hai imparato cosa sono i cerchi alle elementari?”
“Quando mescoli l’impasto assicurati di tenere ben ferma la ciotola. Non ottieni nulla così, visto che sta girando anche quella. E non girare, fai un movimento come se lo dovessi piegare.”
“No, no, stai sbagliando. Non serve aggiungere quello per migliorarne il sapore. Aggiungeremo ingredienti come le pesche sciroppate la prossima volta. Se aggiungi qualcosa che contiene molta acqua, rischi di rovinare irrimediabilmente l’impasto.”
Yukinoshita, sì proprio quella Yukinoshita Yukino, era confusa. Era quasi disperata.
In un modo o nell’altro l’impasto venne infornato e lei si lasciò sfuggire un sospiro. Come se le mancasse la sua solita sicurezza, una goccia di sudore le passò sulla fronte.
Quando il forno venne aperto si diffuse un buon profumo che somigliava parecchio a quello prodotto dai biscotti di Yukinoshita, però…
“Non sono proprio uguali…” Le spalle di Yuigahama si abbassarono per lo sconforto.
Assaggiandoli, poi, erano decisamente diversi da quelli di Yukinoshita. Eppure erano comunque degni di essere definiti ‘biscotti’. Rispetto alla carbonella di prima erano di tutt’altro livello. Non avevo onestamente nulla da ridire in proposito.
“Come posso spiegarti così che tu mi capisca?” Perplessa, Yukinoshita annuiva pensierosa.
Guardandola, realizzai che il motivo era evidente. Semplicemente non ne era capace.
Per dire le cose come stavano, Yukinoshita era un genio e quindi le era impossibile capire cosa pensassero le persone che non lo erano. Semplicemente non riusciva a capire come potessero sbagliare.
Si potrebbe dire che seguire una ricetta alla lettera sia un po’ come usare una formula in matematica. Se consideri la prospettiva di chi non è bravo in matematica, non capisce nemmeno perché quella formula esista. Non riesce nemmeno a capire come si possa arrivare a una risposta sfruttando quella formula.
Yukinoshita non riusciva a capire perché Yuigahama non riuscisse a capire. Se gliel’avessi detto così, sarebbe sembrato come se le stessi dando torto, ma in realtà non era così. Yukinoshita si era impegnata al massimo, il problema era Yuigahama.
“Perché non sono venuti bene? Eppure li ho preparati proprio come mi hai fatto vedere tu.” Sembrava esterrefatta mentre prendeva un biscotto.
L’idea che le persone davvero in gamba siano brave a insegnare agli altri, non importa quanto stupidi quelli siano, è fondamentalmente sbagliata. E questo perché a prescindere da quel che si dice a uno stupido, essendo uno stupido non riuscirebbe comunque a capire. Non importa quante volte glielo si spieghi, non c’è proprio verso.
“Umm… sono davvero diversi da tuoi, Yukinoshita.” Yuigahama era scoraggiata e Yukinoshita si teneva la testa in frustrazione.
Masticando un altro biscotto, le osservavo. “Ehi, mi è venuto un dubbio… Perché i biscotti che state cercando di preparare devono essere squisiti?”
“Cosa?” Yuigahama mi guardò con un’espressione come per dirmi ‘Che diavolo stai dicendo, inutile verginello?’. Mi guardava con un espressione accondiscendente che mi stava dando decisamente sui nervi.
“Sei così tanto sgualdrina che non capisci niente? Sei scema?”
“Ti ho detto di non darmi della sgualdrina!”
“Credo che tu non capisca per nulla come ragionano i maschi.”
“E come potrei? Non sono mai uscita con nessuno finora! Beh, un sacco di mie amiche hanno il ragazzo, quindi… Mi stavo giusto ispirando a loro e così ho deciso di farli…” La voce di Yuigahama si affievoliva man mano, mentre la guardavo, fino al punto che non riuscii più a sentirla.
Parla più forte, okay? Più forte. Stai forse cercando di imitarmi quando uno dei professori mi prende di mira in classe?
“Le condizioni delle parti basse di Yuigahama non sono il problema, ora. Cosa vorresti dire, Hikigaya?”
Oddio, hai detto ‘parti basse’? Non vedevo quella scritta sui poster nei treni da un mare di tempo. Ma quanto sei vecchia?
Dopo aver fatto una pausa per aumentare la tensione, risi sprezzante come se avessi la mano vincente. “Ahah, sembra che voi due non abbiate la minima idea del motivo per cui mangiare biscotti fatti in casa è un piacere. Tornate tra dieci minuti che vi faccio assaggiare io dei veri biscotti fatti in casa!”
“Che hai detto? Ma che bella idea… Voglio proprio vedere!” Non sapevo se avesse trovato offensivo il fatto che avessi rifiutato i suoi biscotti, ma Yuigahama dopo aver parlato prese per mano Yukinoshita e sparì nel corridoio con lei.
Bene, era giunto il mio momento in questa sfida. Eravamo infatti al punto in cui sarebbe stato stabilito il metodo definitivo per risolvere il problema.
3-7
Dopo poco, l’aula di economia domestica si ritrovò avvolta da un’atmosfera pesante.
“E sarebbero questi i tuoi ‘veri’ biscotti fatti in casa? Non sono belli da vedere e sono anche bruciacchiati in qualche punto. Sono…” Yukinoshita osservava con fare dubbioso quelle ‘cose’ che aveva di fronte.
Yuigahama sbirciò improvvisamente di lato. “Uff. Fai tanto lo spocchioso ma poi non hanno niente di speciale. Sto morendo dal ridere! Sono pure immangiabili!” Si lasciò andare ad una risata beffarda… o forse sarebbe meglio definirla fragorosa. Maledetta… farai bene a ricordarti quel che hai detto.
“Beh, prima di parlare a caso perché non ne assaggiate uno?” Mantenni un sorriso rilassato cercando di evitare di tradirmi facendo strane espressioni. Con quel sorriso stavo fingendo che i miei preparativi fossero perfetti, che questa era una situazione imprevista e che ero assolutamente certo della mia vittoria.
“Beh, se ci proprio ci tieni…” Yuigahama si portò timidamente un biscotto alla bocca. Anche Yukinoshita ne prese uno senza parlare.
Il silenzio scese, dopo un momento in cui si sentiva solo un piacevole rumore di biscotti che venivano sgranocchiati. Era senza dubbio la calma prima della tempesta.
“Q-Questi sono…” Yuigahama sgranò gli occhi. Stava cercando le parole giuste per descrivere il ricordo di quel sapore. “Non sono proprio niente di speciale, anzi. In alcuni punti sono anche duri da mordere! Mi spiace, ma non sono affatto squisiti!” Le sue emozioni si ribaltarono passando dall’essere sorpresa a infuriata. Non ero sicuro se fosse dovuto al suo cambio d’umore, ma mi lanciò un’occhiataccia.
Yukinoshita non disse nulla, ma mi guardava con sospetto. Sembrava che avesse intuito la verità.
Dopo aver visto entrambe le loro espressioni, abbassai delicatamente gli occhi.
“Capisco. Allora non sono squisiti… Anche se mi sono impegnato al massimo.”
“Ah, scusa…” Sentendosi imbarazzata, Yuigahama abbassò lo sguardo dopo aver visto la mia espressione abbattuta.
“A ‘sto punto li butto,” dissi mentre presi il piatto e girandomi come per allontanarmi.
“A-Aspetta per favore.”
“Cosa c’è?”
Yuigahama aveva preso la mia mano per fermarmi. Senza lasciarmi andare prese uno di quei biscotti e se lo portò alla bocca invece di rispondermi. E iniziò a mangiarlo.
“Non sono così cattivi da buttarli via… E non sono così disgustosi come li ho descritti prima.”
“…Capisco. Allora ne sei soddisfatta?” Mentre mi lasciavo sfuggire un sorriso Yuigahama annuì in silenzio prima di allontanare lo sguardo da me. Sembrava che fosse arrossita, quando la luce del sole che filtrava dalla finestra illuminò il suo volto.
“Bene, a parte che in realtà sono i biscotti che hai fatto tu prima…” Le dissi la verità senza scompormi. Non è che le avessi detto che li avrei fatto io, quindi tecnicamente non le avevo mentito.
“Eh?” Yuigahama alzò la voce. Era rimasta a bocca aperta con gli occhi sgranati. Per dirla in altro modo, era una stordita. “C-Cosa?” Strizzò gli occhi. Io e Yukinoshita ci scambiammo uno sguardo, sembrava che Yuigahama non avesse capito quel che stava succedendo.
“Hikigaya, non sono sicura di capire cosa hai in mente. Che senso aveva tutta questa farsa?” Yukinoshita mi stava guardando dispiaciuta.
“C’è un detto che recita ‘Se c’è l’amore, l’amore è okay!!’”[13] Con un sorriso brillante feci il pollice alto.
“Quello show è vecchio.” Rispose Yuigahama a bassa voce. Beh, andava in onda quando ero ancora alle elementari. Sembrava che Yukinoshita non avesse la più pallida idea di quel che stava succedendo e confusa inclinò la testa.
“Voi due state cercando di saltare troppi ostacoli in una sola volta.” Inconsciamente mi scappò un sorriso. Cavolo, cos’era questa sensazione di superiorità che provavo? Era come se fossi l’unico a conoscere la risposta esatta. Non lo sopportavo.
“Insomma… L’obiettivo vero di una gara ad ostacoli non è saltare tutti gli ostacoli, ma piuttosto di finire la gara nel minor tempo possibile. Non c’è nessuna regola che obblighi a saltarli tutti. Non dov…” Involontariamente avevo iniziato a blaterare.
“Ho capito dove vuoi arrivare, quindi smetti pure di parlare.”
‘reste preoccuparvi se spingete, caricate o prendete a calci quegli ostacoli.’ Era così che volevo finire, ma Yukinoshita mi interruppe a metà.
“Quel che intendi è che finora abbiamo confuso il nostro obiettivo e i mezzi per raggiungerlo, vero?”
“Tutto sta nell’impegno incredibile con cui sono stati fatti quei biscotti. Non ha senso non evidenziare il fatto che sono stati fatti in casa. Nessuno sarebbe felice se fossero come quelli che si possono comprare in negozio. Si potrebbe addirittura dire che è meglio se sono un po’ meno buoni.”
“Un po’ meno buoni?” chiese Yukinoshita, senza dare segni di avere capito.
“Se chi li riceve pensa ’Ah, capisco. Non sono perfetti, ma si è impegnata al massimo!” allora, sbagliando, penseranno ‘Si è impegnata al massimo per me…’ per quanto possa sembrare patetico.”
“Sono sicura che non sia così semplice…”
Yuigahama mi guardò sospettosa, con uno sguardo che diceva ‘Che diavolo sta dicendo questo verginello?’
Pare non ci si possa fare nulla. A questo punto credo di dover continuare questo discorso aggiungendo un filo di persuasione.
“Questa è la storia dell’amico di un amico… Aveva appena iniziato la seconda media ed era l’inizio del semestre, cioè il momento in cui si sceglie il rappresentante di classe. Come prevedibile tutti i maschi erano nella fase del chuunibyou e quindi erano riluttanti ad essere selezionati. E ovviamente finirono per tirare a sorte. Fu scelto l’amico del mio amico e gli venne dato il compito di scegliere una rappresentante tra le ragazze. Era una responsabilità importante per un ragazzo timido, introverso e impacciato.”
“Le ultime tre parole sono dei sinonimi. E poi la tua introduzione è troppo lunga.”
“Non puoi stare zitta e ascoltare? In quel momento una ragazza si propose per quella mansione. Era carina. E così i due nuovi rappresentanti di classe vennero nominati. A quel punto la ragazza disse con un sorriso raggiante ‘Non vedo l’ora di lavorare con te in questo anno.’ In seguito iniziò a parlare all’amico del mio amico dei più svariati argomenti. E lui iniziò a pensare ‘Eh? Che forse io le piaccia? Magari ha deciso di fare la rappresentante dopo che sono stato scelto io. Mi sta parlando un casino e quindi le piaccio di sicuro!’ Non gli ci volle molto per convincersi. Più o meno una settimana.”
“Cavolo! È davvero poco.” Yuigahama alzò la voce dalla sorpresa mentre annuiva.
“Non dire scemenze, l’amore non ha tempo. Quindi, un giorno dopo scuola, intanto che andavano a raccogliere dei documenti che aveva richiesto il loro insegnante, trovò il coraggio di dichiararsi:
‘E-Ehi, c’è per caso qualcuno che ti piace?’
‘C-Come? Ma va!’
‘Se rispondi così allora è vero! Chi è?’
‘Chi credi che sia?’
‘Ti ho detto che non lo so. Un indizio! Dammi un indizio!’
‘Sai, non vorrei…’
‘Allora dimmi una delle sue iniziali. Non importa se quella del nome o del cognome, ti prego!’
‘Mm, va bene.’
‘Davvero!? Perfetto! Allora, che lettera è?’
‘H…’
‘Allora… sono forse… io?’
‘Eh? Ma che stai dicendo? Nemmeno per sogno! Che schifo. Potresti smetterla subito?’
‘Ah…ahahah… Sì, giusto. Stavo solo scherzando.’
‘Ecco… Non sembrava proprio… Comunque visto che qui abbiamo finito me ne vado a casa.’
‘V-Va bene.’
Quindi rimasi da solo in classe e osservai il tramonto con le lacrime che mi scorrevano sul viso. E come se non bastasse il giorno dopo a scuola lo sapevano tutti.”
“Allora riguardava te in fin dei conti…” sospirò Yuigahama, sentendosi a disagio mentre allontanava lo sguardo da me.
“No, aspetta un attimo. Non dire cavolate. Nessuno ha detto che ero io. Era solo, come si dice, una figura retorica.”
Senza nemmeno prendere in considerazione la mia spiegazione, Yukinoshita sospirò infastidita. “L’avevo capito subito quando hai detto che era la storia dell’amico di un amico. Tanto per cominciare tu di amici non ne hai.”
“Cosa hai detto?!”
“Tralasciando le tue esperienze traumatiche, che cosa volevi dimostrare con tutto quel discorso?”
È impossibile che finisca bene se va avanti così. Quell’incidente fu il motivo per cui le ragazze iniziarono ad odiarmi ancora di più. I ragazzi cominciarono a prendermi in giro chiamandomi ‘Narugaya[14] e… lasciamo perdere, va. Cercai di trattenere i miei sentimenti e continuai a parlare.
“Quel che voglio dire è che i maschi sono incorreggibilmente ingenui. Basta che una ragazza gli parli e si fanno l’idea sbagliata e sarebbero felici anche solo a riceverli, dei veri biscotti fatti in casa. Quindi…” feci una pausa per guardare Yuigahama. “Quei biscotti non sono affatto speciali… In alcuni punti sono duri da mordere ma onestamente vanno bene anche se non sono poi così buoni.”
“T-Taci!” Yuigahama aveva il volto rosso dalla rabbia. Mi tirò addosso un sacchetto di plastica e della carta forno. Anche se mi colpì, il fatto che avesse scelto oggetti che non mi avrebbero fatto male era segno della sua fondamentale bontà. Aspetta… vorrà dire che le piaccio? O era solo uno scherzo? Come se volessi riprovare quell’esperienza.
“Cavolo Hikki! Mi stai facendo arrabbiare! Me ne vado!” Yuigahama mi lanciò uno sguardo feroce e prese la borsa alzandosi per andarsene. Si girò verso la porta sbuffando e iniziò a camminare. Aveva le spalle che le tremavano.
Cavolo, forse avevo esagerato… Ora che ci penso, dire quello che pensavo senza freni, di nuovo, era di cattivo gusto. Cercai di concludere il discorso con un tono migliore.
“Beh, sai… Se dai l’impressione di esserti impegnata al massimo, non credi che commuoveresti un ragazzo?”
“…Hikki, tu ne saresti commosso?”
“Eh? Ma certo, altroché se lo sarei! Cioè, già solo per il fatto che tu fossi gentile con me mi sarei già innamorato. E non chiamarmi Hikki.” Risposi senza esitare.
“Ah… Va bene.” Yuigahama mi rispose con indifferenza per poi girare di nuovo lo sguardo verso la porta. Mise la mano sulla maniglia come per aprila, ma in quel momento Yukinoshita le parlò.
“Yuigahama, cosa dobbiamo fare con la tua richiesta?”
“Ah, non ti preoccupare! La prossima volta cercherò di prepararli usando il mio metodo. Grazie, Yukinoshita.” Si rivolse a Yukinoshita con un sorriso. “Ci vediamo domani.” Salutò è lasciò la stanza con ancora il grembiule addosso.
“…Chissà se è andata davvero bene,” sussurrò Yukinoshita, con lo sguardo fisso sulla porta. “Sono convinta che le persone debbano spingersi al proprio limite per migliorarsi. Yuigahama ne trarrebbe solo benefici, se lo facesse.”
“Beh, hai ragione. L’impegno non ti tradirà mai. Anche se potrebbe tradire i tuoi sogni.”
“In che senso?” Il vento accarezzò il suo volto intanto che si girava verso di me e la brezza le muoveva i capelli.
“Anche se ti impegni al massimo, non significa che i tuoi sogni si avvereranno. Infatti normalmente accade il contrario. Ma si può trovare sollievo nel fatto che ci si è impegnati a fondo.”
“Messa così è solo soddisfazione personale.”
“Beh, non è che tradisci te stesso.”
“Quanto sei accondiscendente con te stesso… Mi fai schifo.”
“La società, di cui anche tu fai parte, è troppo dura con me. Lasciami almeno essere gentile con me stesso. Credo che le persone dovrebbero essere più accondiscendenti con se stesse. Se tutti fossero senza speranze, allora non ci sarebbe nessuno senza speranze.”
“È la prima volta che incontro un idealista pessimista… Se le tue idee prendessero piede, il mondo cadrebbe a rotoli.” Yukinoshita sembrava stupita, ma a me piaceva il mio modo di ragionare.
Prima o poi i NEET[15] creeranno una nazione adatta a loro chiamata NEETroia…[16] Anche se probabilmente poi cadrebbe in tre giorni circa.
3-8
Finalmente avevo capito in cosa consistessero le attività di quel club. In breve, dare consigli agli studenti e aiutarli a risolvere i loro problemi. Tuttavia, era praticamente sconosciuto. Io, ad esempio, non sapevo che esistesse. Non che fosse perché non conosco poi così bene la nostra scuola…
Se si pensa che nemmeno Yuigahama conosceva il nostro club, allora qualcuno doveva fare da tramite e portare qui le persone che cercavano consigli. Quel tramite era la professoressa Hiratsuka.
Evidentemente lei inviava qui gli studenti che avevano problemi e preoccupazioni. Era praticamente un reparto d’isolamento.
In questo sanatorio avevo praticamente solo letto qualche libro. Innanzitutto chiedere consigli a qualcuno è un po’ come rivelare i propri complessi. Parlare di argomenti così delicati coi propri compagni è un ostacolo emotivo decisamente importante per un qualsiasi liceale.
Visto che anche Yuigahama si era rivolta a noi dietro consiglio della professoressa Hiratsuka, era impossibile che venisse qualcun altro senza seguire lo stesso percorso. Anche adesso non avevamo clienti ma il club era aperto come al solito. Sia io che Yukinoshita eravamo il tipo di persona a cui non dispiaceva il silenzio, quindi i momenti come questo, in cui ci dedicavamo alla lettura, erano piacevoli.
Per questo un improvviso bussare alla porta rimbombò nel silenzio.
“Yahallo!” Yuigahama fece scorrere la porta pronunciando un saluto stupido e insulso. Mentre distoglievo lo sguardo dalle sue gambe, che erano a malapena coperte dalla sua gonna corta, subito gli occhi vennero attratti dal modo in cui era aperta la sua camicetta. Come previsto, era decisamente una sgualdrina.
Yukinoshita sospirò quando la vide. “…Cosa vuoi?”
“Eh? Forse non sono la benvenuta qui? Non è che tu, Yukinoshita… mi odi?” Le spalle di Yuigahama iniziarono a tremare dopo aver sentito Yukinoshita borbottare.
Yukinoshita sospirò come se ci stesse pensando. Poi le rispose con voce annoiata. “Non è che ti odio… È solo che penso sia difficile da avere a che fare con te…”
“Tra ragazze il significato è praticamente lo stesso!”
Come prevedibile, essere odiati non era desiderabile. Se d’aspetto sembrava la classica sgualdrina, in realtà la sua reazione era quella di una ragazza normale.
“Allora, avevi bisogno di qualcosa?”
“Beh, sapete che ultimamente mi sono data alla cucina, no?”
“No, è la prima volta che ne vengo a conoscenza.”
“Beh, volevo ringraziarvi per l’altro giorno e quindi vi ho preparato dei biscotti…”
Il volto di Yukinoshita impallidì all’istante. Se si pensa alla cucina di Yuigahama, la prima cosa che viene in mente è quella specie di carbonella dell’altra volta.
Anche a me, al solo ricordo, era venuta sete.
“Beh, al momento non ho proprio fame, quindi passo, grazie. Accetterò i tuoi sentimenti come ringraziamento.” Probabilmente Yukinoshita aveva perso appetito nello stesso momento in cui Yuigahama aveva nominato i suoi biscotti. Ma visto che era gentile, non vi aveva fatto cenno alcuno.
Sebbene Yukinoshita avesse declinato gentilmente l’offerta, Yuigahama stava tirando fuori un sacchetto dalla sua borsa. Era evidente che ci fossero dei biscotti bruciacchiati in quel pacchetto grazioso.
“Comunque quando poi ci provi è anche divertente. Magari la prossima volta provo a prepararmi il pranzo! In quel caso potremmo mangiare insieme, Yukinon!”
“No, preferisco mangiare da sola… E poi, per favore non chiamarmi Yukinon, è rivoltante.”
“Non ci credo, ma poi non ti senti sola? Yukinon, dove vai a pranzare di solito?”
“Qui nella stanza del club, ma… Mi stai ascoltando?”
“Ah, perfetto. Sono libera dopo la scuola quindi verrò ad aiutarvi con le attività del club. Sarebbe un modo per, tipo… ripagarvi? Giusto, anche questo l’ho fatto per ripagarvi, quindi va bene così.”
“Mi stai ascoltando?” Yukinoshita si era chiaramente persa nel flusso costante di parole di Yuigahama. Continuava a guardarmi come per dire ‘Fai qualcosa’.
Come se mi andasse di aiutarti. Mi tratti sempre male e non mi hai rimborsato il succo che ti ho comprato… E poi è una tua amica.
Onestamente credevo che Yukinoshita avesse sinceramente provato ad affrontare il problema di Yuigahama, ed era per questo che lei voleva ripagarla a tutti i costi. E in quel caso, Yukinoshita aveva il dovere e la responsabilità di accettare.
Sarebbe stato sbagliato interferire. Chiusi il mio libro e mi alzai. Borbottai un ‘Ci vediamo’ abbastanza piano da non essere sentito e mi preparai ad andarmene.
“Ah, Hikki!”
Girandomi dopo aver sentito il mio nome, vidi un qualcosa di scuro che volava verso di me e lo afferrai d’istinto.
“Vorrei ringraziare anche te, visto che anche tu mi hai aiutata.”
Era scuro e a forma di cuore. Era davvero preoccupante, ma siccome era il suo modo per cercare di ringraziarmi, accettai.
Ah, non chiamarmi Hikki.
[1] Sarcasmo si dice hiniku (皮肉) e contiene il kanji di carne che è 肉 (niku).
[2] Si riferisce alla serie di racconti brevi nota come ‘青年のための読書クラブ’ (Seinen no Tame no Dokusho Club).
[3] Termine che indica una persona che vive, reclusa per scelta, lontano dalla società.
[4] Ryuu Murakami è l’autore del romanzo ‘Blu quasi trasparente’ che tratta il tema della promiscuità e dell’abuso di droghe tra i giovani giapponesi.
[5] ‘Cookie’ cioè biscotto, ha un suono simile a ‘kuuki’ che vuole dire aria. Sta dicendo che lo trattano come se non esistesse.
[6] Energy drink in voga tra i liceali.
[7] I ‘Yasai Seikatsu’ sono dei succhi di frutta molto noti in Giappone.
[8] La frase originale è ‘yareba dekiru ko’ che può essere riferita a qualcuno che può farcela se si applica. Tuttavia, a causa dell’ambiguità del giapponese, può essere usata anche con senso negativo per indicare qualcuno che non riesce a combinare nulla nemmeno se ci prova. Yuigahama la usa nel primo senso, Hikigaya nel secondo.
[9] Riferimento ai superumani di Kinnikuman.
[10] I Namahage sono uomini mascherati da demoni per spaventare i bambini che si comportano male. Il riferimento allo scalpo deriva dal fatto che letteralmente Namahage significa ‘colui che si prende lo scalpo’.
[11] Questo è un gioco di parole. ‘Okashi´ significa sia ‘strano’ che ‘dolci’ in giapponese. Anche se i kanji sono diversi, quel che è uguale è la pronuncia.
[12] La parola che significa rielaborare in giapponese significa anche ricuocere.
[13] ‘Grembiule dell’Amore’ è un programma televisivo basato su ‘Iron Chef’. Durante il corso della serie, delle celebrità femminili si sfidano per ottenere il Grembiule Superiore. Vengono chiamate ‘Ragazze Grembiule’ e i loro piatti vengono giudicati da celebrità maschili e dai conduttori e i risultati vengono visualizzati in una classifica. La frase tipica del programma è ‘Cucinare è amare, e se fatto con amore, l’amore è okay!’
[14] Naru sta per narcisista.
[15] NEET significa ‘Not in Education, Employment or Training’ e indica una persona che non sta studiando, lavorando, o facendo pratica per imparare un mestiere.
[16] Nell’originale parla di NEEToria, a noi ha fatto venire in mente la famosa città da cui proveniva Elena…